Resti archeologici romani fra gli ulivi
Resti archeologici romani fra gli ulivi

Caltanissetta ha musei che raccontano tre storie diverse, e tutte e tre spiegano la città: l'archeologia dei centri indigeni sulle alture del Salso, la stagione dello zolfo che ha fatto l'economia dell'entroterra per due secoli, e l'arte sacra accumulata dalla diocesi. Sono raccolte di dimensioni gestibili, che si visitano nell'arco di un pomeriggio, e sono anche il piano B più sensato per una giornata di pioggia o per le ore più calde di luglio.

Il Museo archeologico regionale

Si trova in via Santo Spirito, alle spalle dell'omonima abbazia, e conserva materiali preistorici e storici provenienti da tutta la provincia. Il nucleo storico dell'esposizione è costituito dai reperti recuperati alla fine degli anni Cinquanta dall'Associazione archeologica nissena e proveniente in gran parte dai siti di Sabucina e Gibil Gabib: due alture che controllavano il corso del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell'antichità, centri indigeni poi ellenizzati da Gela e successivamente passati sotto Agrigento. Accanto alle ceramiche e ai bronzi, il percorso comprende le testimonianze di tre necropoli di Sabucina fra età arcaica e classica e materiali di età romana medio-imperiale, fra cui il busto marmoreo dell'imperatore Geta.

Il Mineralogico «Sebastiano Mottura» e la memoria dello zolfo

È il museo che rende Caltanissetta diversa da qualunque altro capoluogo siciliano. Il Museo mineralogico, paleontologico e della zolfara «Sebastiano Mottura» conserva una ricca collezione di minerali e fossili e ospita un'esposizione permanente dedicata alla tecnologia mineraria per l'estrazione dello zolfo in Sicilia: è unico nel suo genere nel Sud Italia. Fra i pezzi esposti ci sono i minerali della serie gessoso-solfifera, rocce, fossili rari e gli strumenti d'epoca della vita in miniera — castelletti di estrazione, vagoncini, forni Gill. La raccolta comprende circa 2.500 minerali provenienti da tutto il mondo e circa 1.500 esemplari fossili di varie epoche geologiche. Chi arriva senza sapere niente della storia mineraria dell'isola esce con la chiave di lettura di tutto il paesaggio dell'entroterra.

Palazzo Moncada e le opere di Tripisciano

Palazzo Moncada fu costruito nella prima metà del Seicento per volere del conte Guglielmo Moncada, che intendeva realizzare il palazzo più bello di tutta la Sicilia; l'edificio rimase incompiuto. Oggi, restaurato, ospita spazi culturali, una sala cinematografica e il museo civico, con l'esposizione permanente delle opere dello scultore nisseno Michele Tripisciano — lo stesso della Fontana del Tritone in piazza Garibaldi. È la visita che chiude il cerchio fra ciò che si vede per strada e ciò che si conserva al chiuso.

Il Museo diocesano

Il Museo diocesano del Seminario vescovile occupa dieci sale e due gallerie al piano terra del monumentale Palazzo vescovile ed espone oltre cinquecento opere d'arte che vanno dal XV al XXI secolo. È la raccolta meno nota delle quattro e, proprio per questo, quella che sorprende di più: cinque secoli di committenza religiosa in un capoluogo dell'entroterra, messi in fila in poche sale.

Fuori città: l'archeologia industriale

Se il museo dello zolfo vi ha incuriositi, il seguito sta fuori città. Il complesso minerario di Trabia-Tallarita si trova sulla strada statale 190, fra Riesi e Sommatino, diviso in due dal fiume Salso: attorno al 1920 estraeva il 12% della produzione mondiale di zolfo e vi lavoravano tremila minatori; la miniera chiuse definitivamente nel 1975 e oggi il sito, acquisito dalla Regione, ospita il museo delle solfare con un allestimento multimediale nella centrale elettrica «Palladio». Più a est, in provincia di Enna, il Parco minerario di Floristella-Grottacalda — istituito nel 1991 su due miniere attive dalla fine del Settecento fino al 1987 — è un museo a cielo aperto fra pozzi, discenderie e il Palazzo Pennisi.

Perché lo zolfo spiega la città

C'è un filo che tiene insieme queste raccolte, e conviene tirarlo prima di cominciare la visita. Caltanissetta è stata a lungo il centro del distretto zolfifero siciliano: le miniere dell'entroterra hanno costruito palazzi, richiamato tecnici e ingegneri e generato una vera scuola. Nel 1862 l'ingegnere Sebastiano Mottura vi fondò una scuola mineraria, che diresse fra il 1868 e il 1875 e che nel tempo divenne istituto tecnico; il museo che ne porta il nome fu istituito nel 1979 al suo interno, e la sede attuale è stata inaugurata nel dicembre 2012, in occasione dei centocinquant'anni dalla fondazione dell'istituto. Il museo mineralogico è il luogo in cui questa storia è conservata in forma di oggetti; i palazzi nobiliari del corso ne sono il risultato architettonico; e le miniere dismesse che si incontrano nella Riserva di Monte Capodarso ne sono ciò che resta sul terreno. Visitare i musei in quest'ordine, tenendo a mente il filo, cambia il senso della giornata.

Come organizzare la visita

Gli orari di apertura di musei, parchi e aree archeologiche cambiano con la stagione e con l'ente che li gestisce, e alcune sedi richiedono la prenotazione: verificate sempre sui canali ufficiali prima di partire, soprattutto per i siti fuori città. In centro i musei sono raggiungibili a piedi l'uno dall'altro; per Trabia-Tallarita e Floristella-Grottacalda serve l'auto e conviene dedicare mezza giornata a ciascuno.

Un pomeriggio di musei si organizza meglio da una base in centro: da Corso Umberto I si raggiungono a piedi e si rientra senza spostare l'auto. Scriveteci su WhatsApp per la disponibilità dell'appartamento.

Fonti

Dormire nel centro di Caltanissetta — Suite Home Vincenzo Bellini

Intero appartamento di 55 mq in Corso Umberto I, a due passi dal centro storico: due camere da letto, due bagni, cucina completamente attrezzata. Fino a 4 ospiti, animali ammessi.